La politica? L’Università? La società civile o il mondo professionale? Chi arriva per primo a comprendere i fenomeni di mutamento delle città, i bisogni di chi le abita e a inventare nuovi strumenti, politiche, scenari per rispondere a questi bisogni? O forse è legittimo chiedersi, quale tra questi soggetti si preoccupa di farlo?
In questi anni di lavoro con le comunità, con le amministrazioni pubbliche, anche di collaborazione con le università, abbiamo interpretato diversi ruoli.
A volte abbiamo mostrato alla politica degli strumenti nuovi, capaci di interpretare e governare istanze nuove che derivano dalla società civile. In alcuni di questi casi, grazie alla comprensione dello strumento, si è arrivati a rendere espliciti bisogni latenti e mai raccolti.
Altre volte siamo stati la voce delle comunità, quelle comunità che racchiudono in loro un potenziale di pensiero che, se ben incanalato, riesce a superare di gran lunga quello dei programmi elettorali.
Siamo serviti anche come traduttori delle visioni a lungo raggio della ricerca universitaria nella quotidianità di chi vive e abita città e territori.
E pensare che per interpretare tutti questi ruoli ci vuole (soprattutto) una cosa sola: la volontà di ascoltare! Non ci siamo sempre riusciti, a volte non abbiamo compreso, altre non siamo riusciti a tradurre. Ma abbiamo capito che per arrivare primi serve dare spazio, fiducia, mettersi in discussione.
E se tutti questi soggetti riuscissero a farlo reciprocamente la nostra professione, forse, avrebbe tutt’altro aspetto…
