Quando un progetto si conclude, resta sempre una domanda sospesa: e adesso?
È una domanda legittima, che riguarda chi ha promosso il percorso, chi lo ha accompagnato, chi lo ha vissuto dall’interno.
Non tutti i processi proseguiranno allo stesso modo. Alcuni troveranno nuove forme e nuovi equilibri, altri rallenteranno, altri ancora resteranno come tracce pronte a riattivarsi in futuro. Questa riflessione nasce dal momento che stiamo attraversando: siamo alle settimane finali di un lungo percorso (progetto Viceversa) che porterà alla firma di un Patto Educativo a Certaldo. Un passaggio importante, che rende visibile e condivisa una responsabilità che non appartiene più a un progetto, ma a una comunità.
Con la fine del progetto non ci sono più scadenze serrate, né calendari imposti, né budget da rendicontare. Si entra in una fase diversa, in cui le persone possono scegliere se e come continuare a esserci. E questa, forse, è la vera prova di ogni progetto partecipativo. Forse il punto non è chiedersi se “tutto continuerà”, ma in quali forme.
In questo senso, il post-progetto diventa uno spazio che permette di misurare la maturità di un percorso. Analizzarne gli impatti è sicuramente centrale.
Noi, intanto, osserviamo con attenzione il lascito, in gran parte immateriale, che questo progetto ha generato: fiducia, micro-alleanze, linguaggi comuni, una maggiore consapevolezza del proprio ruolo educativo.
Sono cose difficili da misurare, ma fondamentali.
